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venerdì 5 aprile 2024

O capolista o niente: Vannacci detta le condizioni alla Lega




di Mauro Bazzucchi
Fonte Il Dubbio 


Se fosse per Matteo Salvini, dicono i bene informati, Roberto Vannacci sarebbe certamente candidato capolista col Carroccio alle Europee. Al di là di qualche frase che poteva denotare una presa di distanza o comunque una tiepidezza nei confronti del generale, le voci di corridoio raccontano di un leader leghista convinto del fatto che Vannacci porti alla Lega una dote personale di almeno il due per cento.

Ma il vero nodo della questione sarebbe proprio la collocazione di quest'ultimo in lista: il diretto interessato, infatti, sta portando avanti nei confronti di Salvini o dei suoi delegati a comporre le liste un ragionamento che alla fine potrebbe fare breccia. Dopo l'uscita del libro che contiene una sorta di manifesto ultraconservatore, Vannacci ha avuto una serie di procedure disciplinari e un trasferimento da parte dell'Esercito, che hanno dato l'idea di una certa irritazione del ministro della Difesa Guido Crosetto. Ne consegue che la candidatura del militare, se non coronata da successo, rappresenterebbe la pietra tombale sulla sua carriera in uniforme, e si ritroverebbe con un pugno di mosche. Ecco perché nelle sue interviste più recenti, il generale sta cercando di mettere in evidenza il valore aggiunto - tutto da verificare - in termini di voti che la sua presenza in lista apporterebbe.

Ma come fare per avere la certezza di essere eletto? Con le preferenze è impossibile, ma un modo per avvicinarsi del 90 per cento all'obiettivo è quello di essere capolista, soprattutto se il segretario leghista, da non candidato, si spenderà per portare acqua a Vannacci. Tutto risolto, dunque, con Salvini convinto di avere la carta giusta per rintuzzare l'attacco di Forza Italia e Vannacci a Bruxelles in carrozza da capolista. In realtà, il vero nocciolo della questione sta dentro la Lega, dove una parte non trascurabile del partito non vorrebbe Vannacci in lista e un'altra ancor meno trascurabile non lo vorrebbe perlomeno capolista, col ruolo di fatto di incarnare la linea del partito.

Per gestire questa fase delicata e accontentare tutti da qui alla presentazione delle liste, i vertici di via Bellerio stanno provando con la diplomazia, cercando di usare toni più morbidi e concilianti nei confronto della “fronda” nordista. I recenti riconoscimenti fatti da Umberto Bossi dal capogruppo di Id all'Europarlamento Marco Zanni e dal vicesegretario Andrea Crippa vanno certamente in questo senso, anche se il Comitato Nord di Paolo Grimoldi tiene il punto e contesta l'immissione nelle liste di candidati «non moderati». Da parte sua, Vannacci ricorda sommessamente la propria posizione precaria quando afferma che «è una scelta da fare insieme alla famiglia», spinge sul posto in cima alla lista chiedendosi «perché una persona che molto probabilmente prende un sacco di voti non dovrebbe essere in lista?» ma soprattutto cerca di dare una mano a Salvini nella sua opera di convincimento degli scettici all'interno del Carroccio quando declina i punti del programma di Id per la prossima eurolegislatura, dichiarando guerra - è proprio il caso di dirlo - al green deal, ai cibi sintetici e all'obbligo di auto elettrica.

Il problema è che tra le circoscrizioni in cui Vannacci vorrebbe essere messo capolista c'è sicuramente il Nordest, quindi il Veneto, ed è questa la cosa più difficile da far digerire ai militanti storici di quel territorio (e si dice che anche il governatore Zaia non sia proprio entusiasta di vedere il Generale capolista nella sua regione). La soluzione, come sempre in questi casi, potrebbe essere uno schema che soddisfi tutti, con Vannacci capolista non in tutte le circoscrizioni (col nodo Nordest da risolvere) e altri capilista più rappresentativi della storia del partito nel resto d'Italia, ma per la quadratura c'è ancora tempo.

Per il momento, continuano a giungere segni che sotto il pelo dell'acqua la tensione nella Lega è alta, tipo le parole dell'autorevole esponente del partito dei governatori, il presidente della Lombardia Attilio Fontana, il quale ha voluto ricordare che «il legame tra elettori e eletto fa parte un po' del messaggio che la Lega ha trasmesso in questi anni: concretezza, ascolto dei propri cittadini e legame col territorio». «Fa parte del nostro Dna», ha aggiunto, «e credo che lo si debba sempre ribadire perché ci contraddistingue dagli altri partiti».

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