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venerdì 9 giugno 2023

Marcato: «Lega, in Veneto c’è un clima di violenza»





di Filippo Tosatto

Altro che abbassare i toni e ricucire lo strappo tra correnti, la stagione congressuale della Lega è un vaso di Pandora che non lesina veleni e furore. Così, Roberto “Bulldog” Marcato rompe il silenzio successivo al consiglio federale e azzanna il commissario Alberto Stefani, rivale nella corsa alla segreteria veneta. «Dopo lunghi anni di commissariamento, si sperava in un confronto sereno, invece respiriamo un clima di violenza», il j’accuse pronunciato a Reteveneta.

Nella circostanza, il veterano di Piombino Dese rivela i retroscena dell’ultima, turbolenta, riunione del direttivo, convocato per discutere calendario e regolamento del congresso: «È stata una farsa. La prassi riconosceva il diritto di voto ai delegati e ai rappresentanti istituzionali (parlamentari, eurodeputati, consiglieri regionali, sindaci di capoluogo e presidenti di provincia). Ma poiché gran parte di loro non pende verso l’attuale dirigenza, allora la proposta è stata di attribuire al loro voto un peso del 20% rispetto agli altri… Una vaccata giuridica! Sono esploso, la discussione è stata sospesa e questa norma idiota è finita nel cestino». Caso chiuso? «Macché, vista la malparata, hanno deciso di negare il voto a quanti non erano in regola con i versamenti volontari al partito, giorni di gogna mediatica per i consiglieri accusati di aver violato le regole, finché si è andati al vedo, scoprendo un errore nei calcoli della segreteria… Non bastasse, un gruppo di militanti, di parte avversa, viene espulso per aver assunto posizioni comuni a metà del movimento mentre la data del congresso resta più misteriosa del segreto di Fatima».

La requisitoria di Marcato segna la rottura definitiva con i colonnelli salviniani. «Anziché un momento di intensa dialettica democratica, si profila la solita guerra per bande, il prossimo anno siamo attesi da elezioni amministrative, europee e nuove province, ci giochiamo tutto, umiliati da FdI. Servirebbe un colpo d’ala e invece si massacra il dissenso. In tempi normali, questi vertici sarebbero azzerati, invece si candidano a gestire il futuro»

Fonte Il Mattino di Padova 

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