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sabato 27 giugno 2020

Napoli, il mondo Lgbt si spacca,2 pride separati. Popolo della Famiglia: loro liberi di manifestare, per noi leggi bavaglio


Leggiamo oggi sul Corriere del Mezzogiorno delle divisioni e dei contrasti tra le associazioni del mondo LGBT napoletano che porteranno le due realtà omosessualiste napoletane a celebrare tra oggi e domani due pride differenti, apparentemente motivati dalla non condivisione di metodologie organizzative tra le due realtà operanti sul territorio. In realtà dietro questi contrasti c'è ben altro. Le divisioni nascono infatti dalla supremazia territoriale che l'una vuole imporre all'altra e alla fine a prevalere in queste cose sono sempre e soltanto gli appetiti personali. Quelli derivanti dalla esclusività di una battaglia politica da dividere tra due associazioni e, soprattutto, quelli derivanti dall'esigenza di fare bottino pieno dei soldi pubblici messi a disposizione dalle istituzioni, prime tra tutte Regione Campania e Comune di Napoli, sempre disponibili a foraggiare le istanze di quel mondo con patrocini e soldi pubblici. Evidentemente i soldi sono finiti ed è qui che l'unità tanto sbandierata dai sostenitori del «love is love» viene meno e si scioglie come neve al sole. Poi, non dimentichiamocelo, a settembre si vota per la Regione e a giugno prossimo per il Comune e alle due associazioni LGBT non dispiacerebbe un proprio esponente in entrambe le istituzioni pubbliche.
Ma, aldilà delle beghe interne che sono affar loro, vogliamo far notare quanto sia ormai inutile il gay pride come manifestazione, in un momento nel quale - come dimostra ampiamente la brutta vicenda di Lorella Cuccarini, alla quale va la nostra solidarietà umana e politica - il mondo LGBT ha ormai lottizzato ampiamente tutti i posti di potere e nella società ormai essere gay ideologicamente schierato e militante di sinistra è praticamente un biglietto da visita per arrivare dove si vuole sia professionalmente che politicamente, sia nel pubblico che nel privato. Aprite un qualsiasi social e vi renderete conto che la discriminazione è assicurata a chi la pensa diversamente. Instagram, Facebook, Tiktok si sono lanciati nella campagna “Pride” censurando chi si esprime in modo opposto; per non parlare di RealTime o di Apple che hanno lanciato programmi al limite della decenza o giochini gayfriendly dove la sensualità è un mero step per passare al livello successivo. Ormai lo abbiamo inteso, la vera scelta rivoluzionaria non è certamente quella di continuare col pistolotto trito e ritrito dell'orgoglio gay. La vera scelta rivoluzionaria, invece, è quella dell'essere pro life e pro family per rivendicare il proprio diritto non negoziabile di dire la verità in un mondo di menzogna, continuando con coraggio ad 'alzarci in piedi' per gridare, questo si con orgoglio ed a testa alta, che un bambino può nascere soltanto da una mamma e da un papà, che l'unica forma di aggregazione sociale feconda e fertile su cui costruire una società sana e proiettata verso il futuro è la Famiglia naturale costruita attorno all'unione di un uomo e di una donna e sostenuta veramente e non soltanto a chiacchiere dallo Stato e che la Vita umana è un bene non disponibile da tutelare come Stato dal concepimento all'ultimo respiro. A questi principi per noi sacri e irrinunciabili, si aggiungano la libertà di educare e la libertà di opinione e di pensiero e azione, che in un Paese veramente democratico sono le basi su cui costruire la democrazia e la libertà degli individui. Per questo noi siamo schierati assieme a tutto il mondo pro life e pro family italiano per dire NO alla legge bavaglio Zan Scalfarotto, che vorrebbe negare a tutti i cristiani e i cattolici italiani la possibilità di affermare le nostre tesi e i nostri principi di verità e di giustizia sociale".
Massimiliano Esposito
Luigi Mercogliano
Popolo della Famiglia Napoli

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